Renzo Arbore

 
Mi piacerebbe che mi definissero artista. Io mi sento showman, inventore di spettacoli radiofonici e televisivi e di cinema. Quello che mi piace sottolineare è che io ho sempre cercato di fare "l'altro", non quello che va di moda: o creo io stesso le mode, come è successo in certi periodi, oppure cerco di fare "l'altro". 
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Felicità è sapere che stai vivendo in serenità, che non hai debiti, che non hai problemi. È una condizione fortunata ma rarissima. Credo che questa sia la felicità. Quando la gente è serena dovrebbe dire: ecco, sono felice.
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Se ho fatto per tanti anni la radio e poi la televisione, e ancora continuo, è perchè mi devo divertire, non lo faccio da professionista ma da dilettante.
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"Indietro Tutta" praticamente sfotteva la liturgia e la satira della televisione degli Anni '80 e '90, degli applausi a comando, della ruota della fortuna, dell'Auditel che saliva all'apparire del sedere di una ballerina. Nella televisione successiva a quegli anni non ho visto più vera satira.
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Purtroppo negli occhi di molti conduttori vedo il vuoto pneumatico di chi i giornali li sfoglia solo dal parrucchiere.
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Il disco è ancora considerato un oggetto di svago, superfluo. Il disco ha spesso, invece, la stessa nobiltà di un libro.
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Mi piacciono i libri che narrano il "come eravamo", che raccontano gli anni nei quali ero un bambino povero come tutti gli italiani.
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Trovo che la cultura italiana si sia sempre data la zappa sui piedi.


 
Oggi la televisione è schiava dell'auditel, dei numeri, ha perso di vista la qualità. Per averla occorrerebbero dirigenti capaci di capire che è meglio avere pochi telespettatori ma di qualità piuttosto che averne molti ma non in grado di apprezzare quel tipo di trasmissione.
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Dato che mi hanno gentilmente identificato come uno che ha fatto televisione d'autore, vorrei lanciare la televisione "d'appuntamento". Vorrei che il pubblico si desse appuntamento per vedere il programma, o comunque si considerasse impegnato quella sera.
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E' vero che si deve fare una tv di qualità, ma si deve anche tener conto della qualità degli spettatori.
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Ritornerò in tv quando mi permetteranno di mandare in onda un video di Ella Fitzgerald senza tagliarlo, come è già accaduto. La televisione ignora la buona musica, non la capisce.
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Alcune volte faccio finta di voler sminuire le cose che faccio creandomi così un alibi per fare tutto quello che mi piace.
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Il disco è ancora considerato un oggetto di svago, superfluo. Il disco ha spesso, invece, la stessa nobiltà di un libro.

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