Gianni Berengo Gardin


Photo Angelo Zzaven

Da ragazzo, ho fatto per cinque anni il fotoamatore. Poi, visto che la passione era molto forte, ho deciso di diventare professionista.
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Non credo a quelli che dicono che una fotografia vale mille parole. Una fotografia vale molte parole, però dovrebbe essere sempre accompagnata da parole, cioè da una didascalia che puntualizzi la situazione.
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Il dramma è che oggi, col digitale, c’è una possibilità di falsificazione che è terribile; non sai più se quello che vedi non sia stato completamente costruito a tavolino.
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Il digitale, a me, non interessa. Sarà una tecnologia nuova, moderna, attuale, ma a me va già anche troppo bene quella analogica.
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Photo Gianni Berengo Gardin
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oggi i colori della fotografia sono coloracci. Il bianco e nero sono, ad ogni modo, due bei colori… per non dire del grigio, che è un colore bellissimo.
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Io non andrei mai in guerra, perché odio la guerra, e questi ultimi anni di vita che ho, tento di tenermeli più stretti possibile.
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Ho la presunzione di affermare che le mie foto non sono importanti oggi, ma fra cento anni diventeranno importantissime.
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Io sono solo un fotografo che ha cercato di registrare gli avvenimenti. Se poi sia riuscito attraverso alcune foto a raggiungere il linguaggio dell’Arte, non so, sono gli altri che devono trarre le loro impressioni.
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Photo Gianni Berengo Gardin

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Il mondo non ha bisogno dell’Arte, sono solo gli animi più sensibili a sentire l’esigenza di qualcosa che appaghi i loro spiriti; la maggior parte degli uomini sulla terra ha solo bisogno di cibo, di acqua, di pace, di tutte le cose di cui ogni individuo necessita per sopravvivere.
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A volte è più importante il messaggio che la tecnica ed il ‘brutto’ ci dice qualcosa.
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Io sono un cronista non un creativo. La realtà la voglio documentare così com’è, senza stravolgerla ma soprattutto accantonando qualsiasi tentazione di renderla più accattivante in maniera artificiale. Ecco perché il digitale non mi piace: si scontra con la mia mentalità di fotoreporter.
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C’è una bella differenza tra fotografia e immagine: la prima deve documentare la seconda invece può essere creativa anche se non necessariamente veritiera. Ecco perché mi piace parlare di etica delle fotografie.
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Io metto dietro alle mie stampe un timbro che dice “foto non ritoccata al computer”. È una sorta di garanzia di genuinità, come si fa con il vino o il cibo.
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