Ferdinando Scianna


Ferdinando Scianna (Catania maggio 2017) - Photo Angelo Zzaven

La fotografia e per me un mestiere, una maniera di vivere, il filtro attraverso il quale entro in relazione con il mondo ed il mondo con me. La ricerca, forse assurda, di istanti di senso, di forma, nel caos della vita. Tentativo di comprendere, di comprendersi”

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Si può mentire con le fotografie. Si può persino dire la verità, per quanto ciò sia estremamente difficile. Il luogo comune vuole che la fotografia sia specchio del mondo ed io credo occorra rovesciarlo: il mondo é lo specchio del fotografo”
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Fotografare è una maniera di vivere. Ma importante è la vita, non la fotografia. Importante è raccontare. Se si parte dalla fotografia non si arriva in nessun altro posto che alla fotografia”
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Le fotografie mostrano, non dimostrano”


Photo Ferdinando Scianna

Nel 1983 ero un fotografo di Magnum, ma disoccupato. Quando decisi di andare in Spagna per fare un lavoro sulla Guerra Civile, Sciascia mi consigliò di andare a trovare Manuel Vásquez Montalbán. E così a Barcellona trovai un nuovo amico: la mia vita è scandita da incontri straordinari”
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Non sono più sicuro, una volta lo ero, che si possa migliorare il mondo con una fotografia, rimango convinto, però, del fatto che le cattive fotografie lo peggiorano”
Il luogo comune vuole che la fotografia sia specchio del mondo io credo occorra rovesciarlo: il mondo è lo specchio del fotografo”
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La globalizzazione ha allineato anche il gusto fotografico, ma negli italiani riemergono le geometrie e le architetture che hanno respirato sin dall’infanzia nelle piazze delle loro città. È una forma classica”

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Come Cartier-Bresson, nato sotto le nuvole della Normandia, diceva che la sua luce ideale era un giorno luminoso senza ombre, la mia luce ideale è quella per cui mia madre mi ordinava di mettermi un cappello che se no schiattavo per l’insolazione”
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Quanti anni è rimasto nel mondo della moda?
“Sette. Tra modelle e albergoni. Era un tradimento permanente del maestro Cartier-Bresson e delle sue regole: “Mai mettere in posa il mondo”. Mi divertivo, ma con un forte senso di colpa. Il massimo”
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la realtà sembrava miracolosamente organizzarsi in modo che io potessi coglierne un istante significativo e irripetibile”
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Dopo quarantanni di mestiere e di riflessione sono arrivato alla convinzione che la massima ambizione per una fotografia è di finire in un album di famiglia”
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